C’era una volta un prigioniero…No: c’era una volta un bambino…

“C’era una volta un prigioniero… No: c’era una volta un bambino… Meglio ancora: c’era una volta una Poesia…”
Guareschi inizia così una favola che racconta la tragedia dei campi di sterminio. Una poesia, spedita da un bambino al suo papà, da casa verso il campo, è una dei protagonisti. Oggi ricorre il giorno della memoria, ma nessuno sembra ricordare. Si continuano a costruire muri, fisici e culturali. Si individuano nemici collettivi. L’anomia regna sovrana. Cambia la cognizione del dolore, un dolore che diventa spettacolo, intrattenimento, che ci unisce e divide, ma ci è estraneo. Un dolore pericoloso che si trova al di là di uno schermo ci aiuta a trovare i colpevoli. Siamo persone, soltanto persone. Il risultato delle degenerazioni commesse durante le guerre abita con noi. 

“«Ohimè», sospirò il vecchio. «Internano anche la Poesia, adesso? Cosa ci resterà più?» “

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...